Apologia Del  Pessimista  

Io sono pessimista! Non è solamente un’affermazione così buttata a caso, ma una cosa che io reputo molto seriamente. Il pessimismo per come lo intendo io, non deve essere per forza qualcosa di negativo, anzi nel mio caso può essere interpretato come una forma di “autodifesa” nei confronti della vita. Il pessimista, i momenti di difficoltà,li affronta nel peggior modo possibile. Secondo voi una persona che vive un momento difficile, un periodo brutto può essere lucido, razionale nelle sue scelte? Beh… È difficile, ma non impossibile. Anche l’emotività di certo non rende le cose più semplici, ma non deve essere per forza un’ostacolo, anzi può diventare una componente determinate per il pessimista, per la sua autodifesa. Come fa il pessimista a difendersi dalla vita? In situazioni difficili, il pessimista scarta tutte le soluzioni negative di un determinato problema per arrivare ad una soluzione meno negativa possibile, senza troppi traumi, incidenti di percorso.

Ecco come faccio io quando sono nei guai, in una situazione antipatica, uso il mio pessimismo per trovare la soluzione di un problema che faccia meno danno possibile. Per questo posso definirmi un’ottimo pessimista!

Francesco Perugia 

La solitudine dell’anima di Eugenio Borgna (impressioni) 

Premesso che non è una recensione del libro di Borgna, lungi da me nel voler fare questo, è piuttosto un parere personale sull’argomento trattato, ovvero la solitudine. Lo scrittore ne dà un valore positivo ed negativo al termine solitudine come se stessimo parlando di una batteria “invisibile” da cui l’uomo deve ogni tanto caricarsi. C’è la cosiddetta solitudine positiva, quella in cui una persona ha bisogno di stare da sola con il proprio io (che può essere Natura, Dio ecc. http://www.anobii.com/books/La_solitudine_dell%27anima/9788807104657/018306e38c4e351b52) e quella negativa, dove essa diventa isolamento. 

Se nella prima c’è una necessità di allontanarsi dal resto del mondo, dalle persone per riscoprire la propria essenza interiore, nella seconda c’è una mancanza di  fondo. La totale assenza di comunicazione. Se in quella positiva il distacco è breve e voluto. 

Nella solitudine negativa viene a mancare una ragione per tornare indietro, nel mondo fatto degli uomini. 

Tale fenomeno, produce l’alienazione dell’essere. 

Il libro di Borgna tocca tutti gli aspetti di questo fenomeno, la malattia, la depressione, la paura, la morte quando parla di solitudine come isolamento. 

Invece per quanto riguarda la solitudine positiva   lo scrittore ne dà un accezione più profonda e mistica.

Un libro che consiglio di leggere indipendentemente dallo stato d’animo che uno ha, con molta calma. 

Francesco Perugia 

Social world… 

Spesso mi domando se in questo mondo ormai iper tecnologico e barbaro allo stesso tempo, abbia più senso credere in qualcosa, in qualsiasi  cosa. 

Principalmente dovremmo credere in noi stessi, nelle nostre capacità di affrontare la vita, ma diventa tutto molto difficile quando ti accorgi che intorno a te il mondo subisce un continuo cambiamento, un continuo divenire in qualcosa che non ha una logica e neanche una morale. 

La perdita di certi valori e la nascita di altri, destabilizzano la percezione che ha la gente della realtà in cui vive.

La tecnologia è  la prima (forse) fonte di perdita della percezione della realtà. Essa ha creato idoli a cui non possiamo e non vogliamo rinunciare più, vedi il telefonino. 

Con il tempo, la nostra voglia (e smania) di comunicare e di stare in contatto ci ha sempre più allontanato da noi stessi, dalle cose importanti (vai poi a capire quali sono le cose importanti oggigiorno). 

L’avvento dei Social Network, poi, ha creato un “mondo parallelo” dove ognuno trasforma stesso in ciò che non è fino a farlo confondere /scontrare nella realtà. 

Pochi sono in grado di conservare la propria “natura” e a capire che i social sono solo un mezzo, uno strumento di comunicazione e basta. Non è dato sapere a nessuno, purtroppo, dove questa “contaminazione” ci porterà. 

Magari un giorno spegneremo questi piccoli schermi e ci guarderemo in faccia come facevo un tempo rivalutando certi valori e ricominciando a ricredere in noi stessi. 

Francesco Perugia 

Tunnel of love… 

Tutti prima o poi siamo passati attraverso il “tunnel dell’amore”. C’è chi si è fermato dentro senza mai più uscirne, senza mai tornare indietro. C’è chi invece ne ha percorso chilometri e chilometri prima di fermarsi, c’è chi invece non ha nessuna intenzione di sostare dentro il grande “serpente”, di farsi attirare da quelle piccole luce così veloci, c’è chi invece si è fatto guidare dalle voci fin lì. C’è chi invece ci è appena passato senza accorgersene…         

Francesco Perugia