Appello ai Candidandi  Sindaci  di Palermo 

Salve sono Francesco Perugia un disabile e vostro concittadino. Qualcuno di voi mi conosce di persona, altri mi conoscono attraverso i media per via delle note vicende degli ultimi tempi che riguardano i disabili gravi di Palermo e Sicilia. 

Sono apparso di meno rispetto alle altre persone disabili  per via della mia timidezza, scherzo! La mia salute altalenante  non mi ha permesso di essere sempre presente in determinati eventi. 

Sto seguendo, ormai da qualche settimana, l’evolversi della vostra avventura politica alla conquista di Palermo e dei suoi cittadini. Uso il termine “conquista” perché saranno (mi auguro) le vostre idee appunto a conquistare il consenso dei cittadini di Palermo e non le reciproche schermaglie che fanno comunque parte del gioco. 

Durante la campagna elettorale, come si usa fare da sempre, si va in piazza, nei quartieri ad ascoltare la gente, i problemi che li affliggono, si usa esporre il proprio programma elettorale e si cerca insieme una soluzione. Questo ormai si fa anche nell’era digitale usando i famosi mezzi di comunicazione come Facebook, Twitter e youtube

È più facile arrivare alla gente, è  una comunicazione trasversale. Chi vi ascolta su i Social ha la possibilità di interagire direttamente con voi e voi con loro. 

Io che sono un di questi, che  rappresento una piccola parte di persone, quelli che fino a qualche mese fa erano “invisibili” agli occhi dei nostri amministratori (almeno di una parte di questi), non voglio star qui a fare un elenco di quali siano i problemi che “escludono”  dalla vita sociale alcuni vostri concittadini perché sono certo che già li conoscete.  Permettermi però di dirvi che certe cose le vivo sulla mia pelle ogni giorno, insieme ai miei cari,  e questo comporta un accumulo (di stress) di esperienza non voluta. 

Potrei stare qui a raccontarvi storie di vita vissuta, altro che leggende metropolitane! 

Quello che vi chiedo è la stessa attenzione che mettete nell’ascoltare tutti, perché noi disabili, persone dette “fragili” (concetto legato più alla salute che al carattere), facciamo parte di questa città, di questa isola. 

Insieme, attraverso un dialogo costruttivo , possiamo risolvere qualsiasi difficoltà e rendere Palermo una città veramente inclusiva

Francesco Perugia 

 

Apologia Del  Pessimista  

Io sono pessimista! Non è solamente un’affermazione così buttata a caso, ma una cosa che io reputo molto seriamente. Il pessimismo per come lo intendo io, non deve essere per forza qualcosa di negativo, anzi nel mio caso può essere interpretato come una forma di “autodifesa” nei confronti della vita. Il pessimista, i momenti di difficoltà,li affronta nel peggior modo possibile. Secondo voi una persona che vive un momento difficile, un periodo brutto può essere lucido, razionale nelle sue scelte? Beh… È difficile, ma non impossibile. Anche l’emotività di certo non rende le cose più semplici, ma non deve essere per forza un’ostacolo, anzi può diventare una componente determinate per il pessimista, per la sua autodifesa. Come fa il pessimista a difendersi dalla vita? In situazioni difficili, il pessimista scarta tutte le soluzioni negative di un determinato problema per arrivare ad una soluzione meno negativa possibile, senza troppi traumi, incidenti di percorso.

Ecco come faccio io quando sono nei guai, in una situazione antipatica, uso il mio pessimismo per trovare la soluzione di un problema che faccia meno danno possibile. Per questo posso definirmi un’ottimo pessimista!

Francesco Perugia 

La solitudine dell’anima di Eugenio Borgna (impressioni) 

Premesso che non è una recensione del libro di Borgna, lungi da me nel voler fare questo, è piuttosto un parere personale sull’argomento trattato, ovvero la solitudine. Lo scrittore ne dà un valore positivo ed negativo al termine solitudine come se stessimo parlando di una batteria “invisibile” da cui l’uomo deve ogni tanto caricarsi. C’è la cosiddetta solitudine positiva, quella in cui una persona ha bisogno di stare da sola con il proprio io (che può essere Natura, Dio ecc. http://www.anobii.com/books/La_solitudine_dell%27anima/9788807104657/018306e38c4e351b52) e quella negativa, dove essa diventa isolamento. 

Se nella prima c’è una necessità di allontanarsi dal resto del mondo, dalle persone per riscoprire la propria essenza interiore, nella seconda c’è una mancanza di  fondo. La totale assenza di comunicazione. Se in quella positiva il distacco è breve e voluto. 

Nella solitudine negativa viene a mancare una ragione per tornare indietro, nel mondo fatto degli uomini. 

Tale fenomeno, produce l’alienazione dell’essere. 

Il libro di Borgna tocca tutti gli aspetti di questo fenomeno, la malattia, la depressione, la paura, la morte quando parla di solitudine come isolamento. 

Invece per quanto riguarda la solitudine positiva   lo scrittore ne dà un accezione più profonda e mistica.

Un libro che consiglio di leggere indipendentemente dallo stato d’animo che uno ha, con molta calma. 

Francesco Perugia 

Social world… 

Spesso mi domando se in questo mondo ormai iper tecnologico e barbaro allo stesso tempo, abbia più senso credere in qualcosa, in qualsiasi  cosa. 

Principalmente dovremmo credere in noi stessi, nelle nostre capacità di affrontare la vita, ma diventa tutto molto difficile quando ti accorgi che intorno a te il mondo subisce un continuo cambiamento, un continuo divenire in qualcosa che non ha una logica e neanche una morale. 

La perdita di certi valori e la nascita di altri, destabilizzano la percezione che ha la gente della realtà in cui vive.

La tecnologia è  la prima (forse) fonte di perdita della percezione della realtà. Essa ha creato idoli a cui non possiamo e non vogliamo rinunciare più, vedi il telefonino. 

Con il tempo, la nostra voglia (e smania) di comunicare e di stare in contatto ci ha sempre più allontanato da noi stessi, dalle cose importanti (vai poi a capire quali sono le cose importanti oggigiorno). 

L’avvento dei Social Network, poi, ha creato un “mondo parallelo” dove ognuno trasforma stesso in ciò che non è fino a farlo confondere /scontrare nella realtà. 

Pochi sono in grado di conservare la propria “natura” e a capire che i social sono solo un mezzo, uno strumento di comunicazione e basta. Non è dato sapere a nessuno, purtroppo, dove questa “contaminazione” ci porterà. 

Magari un giorno spegneremo questi piccoli schermi e ci guarderemo in faccia come facevo un tempo rivalutando certi valori e ricominciando a ricredere in noi stessi. 

Francesco Perugia 

Gli Scacchi… 

Se la vita fosse una partita a scacchi vorrei capire a quale pezzo di questo gioco secolare appartengo: forse sono un cavallo, mi muovo ad L, saltellando qua e la cercando di abbattere i miei nemici?! 

Oppure potrei essere una torre che  avanza orrizzontale  e verticale per tutta la scacchiera?

L’alfiere che si può muovere solo nelle caselle del colore di partenza? 

La regina, pezzo importantissimo, che può andare dove vuole per distruggere i suoi avversari?

Probabilmente sarei il re che si muove come la regina anche se più lentamente cercando di non farsi uccidere? 

La verità è che sono  solo un pedone, un soldato semplice che si muove come un re, che abbatte i nemici come un’alfiere. Un pezzo sacrificabile che cerca di arrivare dall’altra parte del campo di battaglia per diventare un pezzo più importante…

Francesco Perugia 

Temere l’amore… 

Temere l’amore come se fosse un ruggito, come un pensiero ardito…

Tenerlo chiuso  in fondo al cuore dentro il petto, chiuso in un cassetto… 

Lasciarlo lì come se fosse un difetto, avvogerlo come un cappotto… 

Un fiume di verbo trabocca dal mio cuore e ripete sempre e solo il tuo nome… 

Francesco Perugia