Utopia… 

Avete presente il quadro futurista di Boccioni, quello che raffigurava una “Città che Sale”? Un dipinto utopistico che ancora oggi sente dell’influenza del Simbolismo ottocentesco, il dipinto raffigura un cavallo che con sforzo traina un carro aiutato da diversi uomini. Il gigantesco animale rappresenta l’allegoria del lavoro e della forza fisica, sullo sfondo vi e’ rappresentata la periferia industriale con cantieri edili e ciminiere fumanti. Il dinamismo del quadro viene evidenziato delle pennellate veloci dell’artista e dai colori molto accesi (scusate per la delucidazione artistica). Come dicevo prima, il dipinto rappresenta una città che ha caratteristiche di lungo ideale. Come ci narra pure nel suo libro Tommaso Moro  “Utopìa”.  L’isola  Siciliana, in particolare Palermo, è un luogo immaginario abitata da una società ideale. 

Qui tutto funziona! Tutti i cittadini pagano le tasse per far funzionare i servizi (altrimenti a cosa servirebbe pagarle?!), la spazzatura viene presa in consegna sempre (anche nelle periferie), la viabilità urbana funziona e i mezzi di trasporto pubblico sono puntuali come gli orologi svizzeri! La cosa più bella e funzionale di questo Eden siculo è che tutti i suoi cittadini hanno un lavoro (dunque potere economico), un tetto dove potersi riparare e soprattutto partecipano attivamente alla “vita sociale” della propria città. Lo scenario che sto raccontando ovviamente è immaginario o per lo meno c’è poco di vero. È vero che Palermo è una città che si trova in un isola, è il capoluogo per essere precisi, ma è falso che questa città sia “all inclusive” come si direbbe in un noto spot pubblicitario. Palermo è una città caotica o come direbbe il nostro sindaco “metropolitana” , anche se di metropolitano noi abbiamo solo le leggende! 

Infatti l’inclusione è una di queste! 

Un cittadino con evidente limitazione fisica (e non solo) date da madre natura, se dovesse farsi un giro in città, si sentirebbe come in quel gioco del 1985 Indiana Jones e il Tempio Maledetto. Se dovesse prendere invece i mezzi pubblici dovrebbe cominciare a pensare d’essere concorrente alla più famosa gara automobilistica, la Parigi – Dakar solo che arrivebbe ultimo oppure in ritardo! 

Le strade, i marciapiedi, le buche a forma di Emmental, luoghi di aggregazione, gli uffici pubblici e privati con le loro belle barriere architettoniche stile “art nouveau”! 

Per non parlare della funzionalità a corrente alterna del sistema sanitario locale tipo Crace Anatomy e Dottor Frankenstein! La Burocrazia altra bellezza nostrana, lenta e imprevedibile. Impacciata, certe volte, come il personaggio della Disney, Pippo! 

I Fautori di questo quadro dantesco alla Hieronymus Bosch per intenderci, sono i nostri rappresentanti politici. 

Loro, i politici, sono i direttori d’orchestra e noi dovremmo essere in teoria quelli che suonano gli strumenti, ma spesso noi diventiamo lo strumento stesso. Uno strumento scordato, direi dimenticato, che non produce nessuna nota buona.  Non c’e armonia tra chi dirige e chi suona perché non ci si capisce o semplicemente perché una delle due componenti non è ingrado di suonare e come diceva il sommo filosofo “la vita senza la musica sarebbe un errore”!!!

Francesco Perugia 

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