La solitudine dell’anima di Eugenio Borgna (impressioni) 

Premesso che non è una recensione del libro di Borgna, lungi da me nel voler fare questo, è piuttosto un parere personale sull’argomento trattato, ovvero la solitudine. Lo scrittore ne dà un valore positivo ed negativo al termine solitudine come se stessimo parlando di una batteria “invisibile” da cui l’uomo deve ogni tanto caricarsi. C’è la cosiddetta solitudine positiva, quella in cui una persona ha bisogno di stare da sola con il proprio io (che può essere Natura, Dio ecc. http://www.anobii.com/books/La_solitudine_dell%27anima/9788807104657/018306e38c4e351b52) e quella negativa, dove essa diventa isolamento. 

Se nella prima c’è una necessità di allontanarsi dal resto del mondo, dalle persone per riscoprire la propria essenza interiore, nella seconda c’è una mancanza di  fondo. La totale assenza di comunicazione. Se in quella positiva il distacco è breve e voluto. 

Nella solitudine negativa viene a mancare una ragione per tornare indietro, nel mondo fatto degli uomini. 

Tale fenomeno, produce l’alienazione dell’essere. 

Il libro di Borgna tocca tutti gli aspetti di questo fenomeno, la malattia, la depressione, la paura, la morte quando parla di solitudine come isolamento. 

Invece per quanto riguarda la solitudine positiva   lo scrittore ne dà un accezione più profonda e mistica.

Un libro che consiglio di leggere indipendentemente dallo stato d’animo che uno ha, con molta calma. 

Francesco Perugia 

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